
Paesaggio Disegnato
Francesca Interlenghi
Un disegno può cogliere di un luogo, di un’aspra montagna, di un mare lontano, l’essenza strutturale che rende unico e immediatamente riconoscibile un paesaggio. È soprattutto a quello culturale, dove la natura porta le tracce dell’operato dell’uomo e ne racconta la storia, caricandosi di memorie e significati, che Mariagrazia e Paolo dedicano la loro attenzione. Intorno al segno, che acquista significato simbolico, diventando un’immagine altamente comunicativa dello spazio, si sviluppa la poetica dei due artisti torinesi. Segno che si fa disegno: portatore di un nuovo alfabeto costruito con profili in corten tagliati al laser. Disegno che si fa paesaggio: quello delle origini (ecco che torna la vigna), quello calpestato (la terra), o solo immaginato (il cielo), quello lontano (l’orizzonte), quello geograficamente definito che si trasforma poi, per il mezzo dell’arte, in luogo indefinito, luogo dell’animo umano, in una tensione che dal soggettivo vira verso l’oggettivo, dall’individuale ambisce all’universale. Afflato vitale e rumore di cosmo.
«Le linee dei filari, quei segni ripetuti che si stagliano sulla neve d’inverno, sono una vera scrittura, sono il segno di una cultura - racconta Mariagrazia. Ogni giorno mi chiedo cosa posso fare per essere pienamente viva in questo mondo, per non abituarmi mai alla violenza e alla volgarità, alla volgare disparità della vita che ci circonda; come comunicare rispetto per le moltitudini di sentimenti che hanno generato paesaggi. Necessità e poesia insieme hanno accompagnato le nostre mani. Paesaggi disegnati, dal ricordo di un sapere tramandato, dal desiderio di migliorare con cultura. È immediato paragonare l’immagine dei vigneti d’inverno a una scrittura. La vigna è un pretesto. Scrittura simbolo di cultura che è frutto dell’immaginazione, la più significativa caratteristica umana. Che percorso ha fatto l’uomo per inventare la scrittura e dare origine alla Storia? Necessità, speranza, leggerezza, poesia, hanno mosso le nostre mani».
Ma il segno è anche quello della scrittura collocata dentro strutture visive. Incisa su marmo, come nella scultura a forma di sfera Monferrato (2019) o nel libro d’artista Vigne scritte (2021), a carboncino o cucita su tela Scritture I e II (2021), come nelle due opere uniche confluite in una collezione privata, rivela una pluralità di sensi. Spingendosi oltre il recinto della pagina bianca, la scrittura traduce e rivela un intricato sistema di relazioni, che mettono in dialogo le peculiarità dell’espressione grafica con le trame di un paesaggio in continuo divenire. «Esprimerci cucendo - spiega Mariagrazia - con una tecnica che è simbolo di cura. Perché cucire significa, a ben vedere, unire». L’arte della tessitura, tipicamente femminile, è un’attività lenta, paziente e ritmata, generativa delle trame di un tessuto, ma anche di quelle di un racconto, fili di un ricamo e della memoria, intrecci di storie, reti d relazioni, legàmi, lacci e nodi che congiungono.
C’è una sorta di spiritualità che accompagna tutto questo lavoro inerente il paesaggio disegnato. Non intesa in senso strettamente religioso, quanto piuttosto una spiritualità che si nutre dell’esperienza dell’interiorità e degli aspetti più significativi dell’esistenza: il rapporto con la natura e la creazione di bellezza che ne consegue. Concreta e profonda eppure delicata e fragile, quest’arte è incisiva come «il segno che si innerva sul muro che s’indora» per dirla con i versi di Montale e allo stesso tempo leggera come «il passo che proviene dalla serra sì lieve».

