
Gli alberi intrecciano il futuro
Dalle origini della Storia e probabilmente da sempre, osservando la Natura a cui appartengono, gli uomini hanno saputo immaginare cose mai esistite. Abbiamo ritratto alberi, custodi sopravvissuti ad avvenimenti diversi, con un lento processo di adattamento e metamorfosi; molto diverso dall'adattamento alla vita sul pianeta che sta utilizzando l'uomo. Gli studi più recenti datano l'esistenza delle piante sulla Terra a circa 50 milioni di anni e la presenza dell'homo sapiens tra i 200.000 e 100.000 anni, gil alberi vivono sulla Terra da un tempo 2.500 volte più esteso rispetto a quello dell'uomo. Sembra che gli eventi climatici del nostro tempo abbiano stimolato un riconoscimento: la consapevolezza della precarietà dell'esistenza umana e la sua urgenza di utilizzare la risorsa che forse più la contraddistingue dalle altre esistenze sul pianeta: l'immaginazione.
«Un albero è probabilmente custode di verità ancora sconosciute - racconta Mariagrazia di essersi annotata queste parole lette chissà dove vegliando per decenni o centinaia dei nostri brevi anni sui luoghi in cui viviamo, avrà accumulato sensazioni che noi nemmeno immaginiamo e che forse un giorno la scienza potrà spiegare e addirittura interpretare. Come dice Mancuso, ora manchiamo di quel dizionario, ma da qualche parte il linguaggio scono- sciuto degli alberi c’è; serviranno animi sensibili ma anche tecnologie raffinate e un giorno si darà un significato comprensibile alla lingua degli alberi e sarà meraviglioso poter dialogare direttamente con loro» .
Il potere suggestivo di alcune opere come Vento (2018), realizzata in terra sabbiata lavorata a mano e acciaio corten ossidato tagliato al laser, o di quella intitolata L’albero e la sua impronta (2016), in acciaio corten ossidato tagliato al laser e lavorato a mano, deriva non soltanto dalle grandi dimensioni (2 metri di altezza la prima e 3 la seconda), che catapultano l’osservatore immediatamente dentro una sfera di unione, ma anche dall’uso di materiali poveri e colori terrosi, che esaltano le assonanze di sentimenti uomo-natura. Le strutture lignee, tradotte in ruggine, aperte, leggere, quasi aeree, ancora dicono della vita al confine del mondo, lì dove la terra si confonde con il cielo e ai rami intrecciati è demandato il compito di disegnare l’ultimo rigo inciso all’orizzonte. E con quello, il futuro.

